Amici di Nestoria,
E’ l’inizio di un nuovo mese, e come al solito e’ momento per una nuova intervista. Questo mese vi presentiamo Ivan e Lorenzo, da Mikamai. Mikamai e’ una compagnia impegnata in “unconventional technology”: sono impegnati sui fronti del Social Web, tracking e consultancy, platform development e molto altro. Attivi nella comunita’ italiana, potete anche seguire i ragazzi di Mikamai sul loro blog.
Ivan, Lorenzo, grazie per aver trovato il tempo di parlare con noi.
1) Parliamo di Social Web: come mai secondo voi e’ cresciuto cosi’ tanto e cosi’ in fretta? E com’e’ la situazione in Italia?
Il social web è cresciuto in Italia con il classico ritardo che caratterizza il nostro paese in ambito tecnologico. La diffusione dei social network – e della nuova generazione di applicazioni web – è legata alla maggiore diffusione della banda larga che ha portato a un maggiore utilizzo di Internet. Il cambiamento non è solo quantitativo, ma oltre un certo punto diviene qualitativo. La diffusione della banda larga e l’introduzione dei flat fee hanno portato a un uso quotidiano e quasi inconsapevole della Rete. Alla quotidianizzazione è associato un incremento di quasi tutti i principali siti/servizi. La maggiore attenzione da parte dei media ha giocato un ruolo importante.
In Italia, Facebook ha sdoganato l’uso dei social media rendendoli ubiqui quanto l’email. Prima dell’estate del 2007 Facebook era conosciuto solo dagli early adopter. Ora abbiamo comici che in prima serata fanno gag sull’interpretazione del relationship status di Facebook e che cosa significhi “it’s complicated”. Per i nuovi utenti l’email è diventata quasi irrilevante e le persone si ritrovano dopo una festa navigando il network sociale dei propri amici.
Alcuni numeri: è stato rilevato che sono iscritti più del 40% degli internauti sopra i 15 anni, con un tasso di crescita nell’ultimo anno del 1000% (mille!). Inoltre quasi il 30% della popolazione italiana (non dei soli internauti) lo ha visitato almeno una volta.
Il mercato ci è cambiato sotto gli occhi nel giro di sei mesi e ora tutti sono convinti che Facebook sia la fine dei social network, come a suo tempo si pensava di MySpace.
Noi osserviamo che Twitter, con il solito ritardo sistemico rispetto ai paesi anglofoni, sta lentamente ma decisamente prendendo piede, probabilmente andando a sottrarre la funzione di life-streaming da Facebook. Facebook rimarrà come il punto di raccolta e contatto delle comunità fisiche di amici e famiglia con Twitter che andrà ad erodere quella quota di persone che sono interessate a seguire lo status degli altri in tempo reale.
2) Siete molto attivi sul fronte della community. So che vi siete conosciuti a diversi eventi. Quanto e’ importante per voi la community, sia online che offline?
Ivan: “Mikamai è stata fondata da tre persone: Giovanni Intini, Ivan Vaghi (aka Chiaroscuro nella comunità Rubyista) e Lorenzo Viscanti. Giovanni lavorava per una agenzia di sviluppo web, Medlar. Io lavoravo per una grande banca e Lorenzo per Wikio. Io e Giovanni lavoravamo spesso assieme a progetti open source sotto l’egida di Nimboo, un gruppo di sviluppatori fondato tempo prima con Bard (Massimiliano Mirra, creatore di Sameplace). L’aspetto di aggregazione offline di una community che si è conosciuta in rete è tuttora forte, dal momento che ogni mese partecipiamo e organizziamo eventi come Dorkbot, HackUp e Ruby Social Club. Posso dire che è stato fondamentale, dopo aver costruito la relazione online, incontrare dal vivo le persone. Prendere un treno, scomodarsi per andare a incontrarle, prendere una birra insieme al pub crea empatia, fiducia e coinvolgimento oltre al rispetto e alla conoscenza reciproca che già nasce online”.
Giovanni: “Abbiamo incontrato Lorenzo ad uno degli incontri di Netwo, e galvanizzati da un discorso di Marco Palombi, fondatore di Splinder, abbiamo deciso di provare a costruire la nostra azienda. Nei sei mesi successivi abbiamo passato un sacco di tempo fantasticando e decidendo ciò che volevamo fare. Poi Ivan e Lorenzo hanno lasciato i loro lavori e poco dopo siamo partiti. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un quarto cofondatore che ha fatto da incubatore, pagando per Mikamai il primo anno di affitto dei nostri uffici e dandoci i contatti iniziali per partire. Il resto è tanto duro lavoro e gente entusiasta che vuole lavorare con noi”.
3) Perche’ e’ cosi’ importante creare piattaforme dedicate al social web? Quali sono le necessita’ che, magari, non ci sono per un sito “tradizionale”?
L’interazione tra utenti determina la permanenza su una piattaforma. Dunque conviene puntare sulle possibilità di interazione più che sui contenuti, dal momento che è la permanenza degli utenti che permette un ritorno economico. Il contenuto è essenziale per attrarre e mantenere i primi partecipanti, poi si deve investire nella creazione di un’atmosfera che porti la gente a ritornare. I social network sono come locali. Troppo vuoti e nessuno entra. Troppo pieni e passano subito di moda.
Non è detto che tutti i siti tradizionali debbano avere un social network, ma se l’azienda è interessata a mantenere un dialogo con le persone, o perlomeno a sfruttare gli elementi di viralità delle conversazioni in rete, dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di interfacciarsi con i social network generalisti esistenti. Ogni tentativo di catturare a forza l’utente con lunghi form di registrazione azienda-centrici è destinato a fallire, in favore del fornire strumenti che possano facilitare la comunicazione immediata e quasi inconsapevole delle persone.
Esistono poi business che meritano invece un proprio social network separato e di nicchia. Può trattarsi del focus su una tecnologia esclusiva (network basati sul video come il nostro altomic.com) oppure di una user base già esistente che ha interesse a spostarsi online mantenendo le proprie relazioni, come nel caso di fiere e convegni, aumentandole grazie a strumenti sociali. Altre volte si tratta semplicemente di esclusività e privacy. Non è detto che tutti vogliano il livello di visibilità pubblica dato da Facebook o Twitter, ma richiedono comunque alcuni fondamentali strumenti dei social media.
4) Quali potrebbero essere le potenzialita’ “social” per il mercato immobiliare e per un motore di ricerca come Nestoria in particolare?
Non è poi difficile immaginare come un property finder possa individuare in tempo quasi reale le necessità di spostamento delle persone su Twitter. Una frase come “Hey, qualcuno sa di un monolocale in affitto a Milano?” può essere intercettata al volo. Altra questione il capire come trasformare questo in un lead senza un approccio invasivo nei confronti del potenziale cliente.
Più che potenzialità di comunicazione diretta ci interessano le modalità di geolocalizzazione, anche in relazione a servizi come Nestoria. Lo sviluppo del mobile, a partire dal capofila iPhone, permette di iniziare a lavorare su nuovi orizzonti – e molti di essi hanno scritto GPS sopra. Tutte queste potenziali novità possono poi essere sfruttate in ambito social. Informazioni su negozi, stile di vita, spesa media di una zona saranno disponibili a tutti. Sarà possibile quindi offrire servizi di aggregazione che funzioneranno come differenziatori nella scelta di un property finder.
Ivan, Lorenzo, grazie ancora per il vostro tempo e per le vostre analisi. In bocca al lupo e a presto!