Archivio per la categoria 'Le Interviste di Nestoria'

Le interviste di Nestoria – Kevin Burke – Smarta

Questo mese abbiamo il piacere di parlare con Kevin Burke, COO di Smarta.com e entusiasta utilizzatore dei Social Media. Prima di Smarta, Kevin ha curato il business development europeo per Pluck, ed e’ un ex-Yahoo!. Ha un BA in storia da WIlliams College e un MBA da INSEAD.

Kevin, grazie per aver trovato il tempo per parlare con noi.

1. Che cos’e’ Smarta, e che problema risolve?

Smarta e’ una risorsa per persone che vogliono iniziare un business o che hanno una piccola azienda. Siamo supportati da alcuni tra i principali imprenditori inglesi, tra cui Michael Birch (Bebo) e Theo Paphitis e Deborah Meaden (molto conosciuti grazie al programma “Dragons’ Den”). Circa il 15% delle persone tra i 16 e 64 anni nel Regno Unito pensa di iniaizre un business, ed essere un imprenditore e’ diventata la scelta di preferenza per gli studenti universitari. Attualmente, il mercato dei consigli per le startup e’ dominato da servizi professionali che offrono consigli costosi e spesso mediocri e da organizzazioni governative come Business Link, il cui personale spesso non ha diretta esperienza nel settore. Smarta offre consulenza gratuita, pratica ed efficiente da veri imprenditori in forma di articoli how-to, video interviste e un network online. Si tratta di un luogo dove le persone possono trarre ispirazione, imparare dagli errori altrui ed entrare in contatto con persone in grado di aiutare.

2. Quali sono gli errori piu’ comuni che gli imprenditori commettono?

Abbiamo recentemente scritto una guida (”40 schoolboy errors made by enterpreneurs“), che credo raccolga un sommario comprensivo di molti degli errori principali.

3. Il 2009 e’ stato un anno brutale per l’economia inglese. Che opportunita’ sono nate dalla recessione per imprenditori e startup in generale, e per startup web in particolare?

Puo’ sembrare ripetitivo, ma non c’e’ mai stato momento migliore per iniziare un business. Anche se gli investimenti sono difficili da ottenere, il costo di sviluppo dei siti e l’hosting e’ sceso, e le startup web possono lavorare con relativamente poche spese. La chiave e’ capire lo stato mentale su un particolare argomento, e seguire il buzz nei social network per rimanere al passo con le esigenze dei clienti, che cambiano sempre piu’ in fretta.

4. Qualche settimana fa Google ha annunciato il loro piu’ recente tentativo nel mondo social con il lancio di Buzz – salvo poi soffrire un disastro di PR quando e’ diventato chiaro che non tutti vogliono “socializzare” con tutti i loro contatti mail. Dalla tua posizione di veterano online, come vedi la relazione tra i grossi social network come Facebook (oltre 350 milioni di utenti in tutto il mondo) e network di nicchia come Smarta?

I social network piu’ grossi, con la loro semplicita’, hanno svolto un ruolo importante nell’adozione di massa dei social media, introducendo le persone ai benefici e i vantaggi del social networking online. Facebook e Twitter hanno reso possibile una nuova forma di comunicazione. Ma, come abbiamo visto in altri settori del web, c’e’ un punto naturale in cui le cose si frammentano. Se sei appassionato di golf, o di bands blues, o politica, vorrai interagire con una comunita’ di persone che ha i tuoi stessi interessi, piuttosto che comunita’ piu’ ampie. Una differenza molto importante e’ che i network piu’ ampi vedono una sorta di meta-networking, dove si e’ in contatto per essere in ocntatto, mentre i network verticali tendono ad essere guidati dai contenuti e gli argomenti – chi riesce a meglio facilitare la conversazione e il dibattito tra i membri avra’ il maggior successo.

I network piu’ larghi e quelli verticali vivranno in simbiosi. Al momento, la singola persona ha identita’ varie su siti vari. Un trend fondamentale per il futuro sara’ l’unione di queste identita’ in un singolo, “portable” profilo che possa essere utilizzato sul web. Stiamo iniziando a vedere questo con Facebook Connect ad esempio. Le barriere per entrare nei network verticali continueranno ad abbattersi, agevolando cosi’ l’accesso per sempre piu’ utenti. Nello stesso tempo, i feed di ciascuno saranno piu’ “robusti”, rifletteranno meglio le rispettive partecipazioni nel web.

Kevin, grazie per il tuo tempo e i tuoi consigli. Dalla nostr aposizione di motore di ricerca verticale di nicchia, sappiamo bene di cosa parli. Per chiunque fosse interessato ad iniziare la propria attivita’, vi consigliamo di consultare Smarta. Per saperne di piu’, visitate il blog di Smarta o seguite smartahq su twitter.

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Le Interviste di Nestoria – Tiziano Fogliata – Motoricerca

Prima intervista di questo 2010 appena iniziato. E’ nostro opite in questa apertura del nuovo anno Tiziano Fogliata. Tiziano e’ responsabile (insieme a Luca Conti) di Motoricerca, il principale blog italiano sul mondo dei motori di ricerca, e di GoogleWaveBlog, punto di riferimento in Italia per quanto riguarda Google Wave.

Tiziano, grazie per aver trovato il tempo per parlare con noi.

1) Parliamo di Motoricerca. Come e’ nato e che scopo si prefigge?

Motoricerca, che ormai si avvicina al suo quinto compleanno, è nato dalla voglia di raccontare un ambito così interessante e dinamico come quello dei motori di ricerca. Nel corso degli anni poi, la tendenza di Google e di altri operatori a cimentarsi anche in altri settori, ha reso ancora più interessante seguire questo mondo che ormai non si limita più solo alla ricerca. Basta infatti pensare alle notizie di queste ultime settimane, come l’arrivo del primo telefonino di Google e gli attesi netbook basati sul sistema operativo Chrome OS.

2) Perche’ e’ importante dedicare un sito al mondo dei motori di ricerca? Che tipo di informazioni e’ importante dare ai tuoi lettori e che cosa ti viene solitamente chiesto?

Anche in questo periodo nel quale si sente parlare quasi esclusivamente parlare di social network, i motori di ricerca sono ancora la porta di accesso principale ai contenuti della Rete. Nonostante il loro utilizzo a livello base sia ormai conosciuto da tutti è importante segnalare tutte le possibilità ed i nuovi servizi che vengono continuamente messi a disposizione degli utenti. L’anno scorso, ad esempio, Google ha lanciato Wave, una nuova piattaforma dedicata alla collaborazione in tempo reale. L’enorme interesse e le incredibili potenzialità di questa piattaforma mi hanno spinto a creare un nuovo blog a lui dedicato.

3) Come vedi la “scena” dei motori di ricerca italiani?

Se intendi i motori di ricerca generalisti, non vedo proprio alcuna scena, dato che i giochi si decidono sicuramente altrove e purtroppo non nel nostro Paese. In Italia poi, Google a parte, tutti gli altri motori di ricerca presentano quote di mercato veramente modeste e questo non stimola sicuramente l’ingresso di nuovi concorrenti. Sicuramente c’è ancora un notevole margine di miglioramento per quanto riguarda la qualità dei risultati di ricerca. Nel corso di questi ultimi anni però i numerosi tentativi falliti hanno dimostrato come non sia affatto facile anche solo avvicinarsi al livello qualitativo offerto dalla società di Mountain View. Basta ricordare ad esempio il caso di Cuil, presentato come rivoluzionario e poi sommerso dalle critiche e dalle risate al suo esordio.

4) Nestoria e’ un motore di ricerca verticale concentrato sul mercato immobiliare. Che consigli ti senti di poterci dare per migliorarci?

Una delle caratteristiche che apprezzo maggiormente di Nestoria è la facilità d’uso unita alla possibilità di effettuare le ricerche in modalità differenti. Molto spesso infatti, capita che l’utente che effettua una ricerca non sappia bene cosa cercare ed è quindi opportuno fornirgli dei percorsi di navigazione differenti rispetto a moduli complessi che richiedono l’inserimento di vari parametri. Credo comunque che, aldilà delle funzionalità disponibili sul sito, sia sempre fondamentale tenere sotto controllo la qualità delle fonti per fornire sempre risultati rilevanti ed affidabili. Ragionando in quest’ottica sarebbe interessante poter disporre di un sistema di valutazione della qualità degli annunci, in modo da incorporare eventuali feedback degli utenti e incrementare il valore aggiunto del vostro servizio.

Tiziano, grazie per i tuoi preziosi consigli. Cerchiamo sempre di migliorare l’esperienza di ricerca dei nostri utenti, terremo siucuramente a mente i tuoi suggerimenti.

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Il 2009 di Nestoria – 1 – Le interviste

Amici di Nestoria,

Come ben sapete una “rubrica” cui teniamo molto e’ “Le interviste di Nestoria“. Cerchiamo sempre di proporre interviste pertinenti nei Paesi su cui operiamo (quindi potete vedere anche le interviste di Nestoria in inglese, spagnolo e tedesco) e abbiamo pensato, visto che quest’anno se ne sta andando, di proporvi un round-up delle interviste di questo nostro 2009. Ci accorgiamo come, pur all’interno della stessa rubrica, siamo andati ad affrontare temi cosi’ diversi!

Abbiamo iniziato con Federico Feroldi, di Cloudify, che ci ha detto la sua sul cloud computing, per poi passare a Carla Passino che ci ha parlato del mercato immobiliare italiano visto dall’estero, che e’ una visione che purtroppo noi non siamo in grado di avere se non dall’esterno dato che proponiamo esclusivamente annunci immobiliari in Italia ed in Italiano.

Altro salto nel tech e nell’open source con Andy Allan ed il suo progetto OpenCycleMap, seguito dall’“unconventional technology” di Mikamai, di cui ci hanno parlato Ivan Vaghi e Lorenzo Grandi. Altro salto in un momdo completamente diverso con Lance Johnson che ci ha illuminato su mobile e mobile advertising.

Piu’ di recente abbiamo avuto Alberto Nardelli, CEO di UnLtdWorld, network per imprenditori nel mondo del social, e Stefano Bernardi, di theStartup.eu.

Potete anche vedere un round-up delle nostre interviste dello scorso anno!

(immagine via Seven Morris su Flickr)

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Le Interviste di Nestoria – Stefano Bernardi – theStartup.eu

Amici Nestintervistatori,

Eccoci qui con un’altra intervista fresca fresca nella nostra serie. Ospite questo mese e’ Stefano Bernardi, fondatore e editor di theStartup.eu, blog che si occupa di startup europee. Stefano scrive anche su TechCrunch, e lo potete seguire su twitter, il suo ID e’ @stefanobernardi. Stefano, ti ringraziamo per il tuo contributo e per aver trovato il tempo di parlare con noi!

1) Parlaci di theStartup.eu. Come e’ nato il progetto, e che scopi si prefigge?

theStartup.eu e’ uno dei principali blog europei concentrati su startup, innovazione, venture capital e tecnologia in generale. E’ nato nell’Aprile 2009, in seguito all’effettiva difficolta’ che avevo riscontrato nel trovare informazioni su quanto stesse accadendo in Europa. C’erano gia’ alcuni blog e altre pubblicazioni, ma ognuno si concentrava sul rispettivo Paese, oppure includeva notizie dagli USA. Ho sentito ce ne fosse il bisogno.

Ho ricevuto riscontri molto positivi poco dopo il lancio, con richieste di collaborazioni, preziosi consigli e un interesse generale nella scena tech europea.

2) Perche’ non in Italiano?

Il sito non e’ pensato per l’audience italiana, ne’ per quella europea. E’ piuttosto una maniera per informare i lettori in America, Asia e nel resto del mondo di quanto accade nel nostro continente. Da qui l’ovvia scelta dell’Inglese.

Spero sia allo stesso tempo uno stimolo per i professionisti italiani del mondo tech per imparare o migliorare il loro inglese. Ho notato miglioramenti significativi negli ultimi anni, ma non siamo ancora ai livelli svedesi od olandesi.

3) Come hai visto l’evoluzione della scena delle startup europee negli ultimi anni? Che tipo di compagnie vedi “funzionare” e quali no? Come credi che la recessione abbia influito su questo?

In Europa c’e’ molto che bolle in pentola. Ci sono talmente tante nuove compagnie, progetti, iniziative che e’ davvero difficile segurle singolarmente. Negli ultimi mesi sono stato in contatto con moltissime mini-startup sconosciute, e’ davvero affascinante. L’unico problema e’ che non le conosce nessuno.

Almeno una volta la settimana entro in contatto con una WOW-startup. Non ci sono “campi” o “tipi” che lavorano meglio o peggio, a mio parere dipende sempre dal team e dall’esecuzione. Ho visto diverse idee mediocri diventare grandi compagnie, e grandi idee venire sprecate. Devo ammettere che ci sono anche delle startup che non sono niente di che, ma che almeno ci provano. Miglioreranno, e magari diventeranno grandi compagnie nei prossimi anni.

La recessione potrebbe essere una situazione ideale per le startup. Il talento ha un costo basso, le forniture hanno costo basso, le infrastrutture sono praticamente gratis. E’ praticamente il paradiso delle startup. Credo che vedremo la nascita del prossimo Sun, Google o Ebay in questo periodo

4) Che consigli ti senti di poterci dare qui a Nestoria nel tentativo di farci conoscere e riconoscere nei grandi mercati europei?

I mercati europei sono difficili. E’ un fatto provato. Lingue, tradizioni, modi di vivere e pensare sono diversi da Paese a Paese. Le compagnie che cercano di entrare in mercati individuali devono avere piani specifici per ciascun Paese, e possibilmente lavorare con le diverse comunita’ locali per ottenere feedback e consigli. Il consiglio generale che mi sento di poter dare e’ cercare di andare global dall’inizio, ma mi rendo conto che per voi nello specifico questo non e’ il caso.

E’ questo il problema, e’ molto difficile entrare nel mercato inglese con una compagnia italiana, ed il contrario e’ ancora piu’ difficile!

In bocca al lupo!

Stefano, ti ringraziamo per la tua analisi e ricambiamo con grande piacere l’in bocca al lupo per i tuoi progetti!

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Le Interviste di Nestoria – Alberto Nardelli – UnLtdWorld

Buongiorno Amici,

Eccoci tornati con un’intervista fresca fresca. Abbiamo con noi questa volta Alberto Nardelli. Alberto e’ CEO di UnLtdWorld, un network che si focalizza sugli imprenditori impegnati nel settore social. Alberto, grazie per aver trovato il tempo di parlare con noi.

1) Che cos’e’ UnLtdWorld? A chi si rivolge e quali vuoti vuole riempire?

UnLtdWorld e’ una piattaforma per imprenditori impegnati nel social. Ha come scopo quello di creare una community d’imprenditori e di migliorare lo scambio di risorse, contatti e opportunita’ di collaborazione tra coloro che sono impegnati nel social. Nel tempo UnLtdWorld vorra’ anche lanciare strumenti per creare opportunita’ di sostenimento e investimento nel mercato dell’imprenditoria sociale, e di sostenere coloro che fanno ricerche di mercato dirette a questa realta’ specifica.

2) Perche’ e’ importante avere una piattaforma dedicata per social enterpreneurs?

L’imprenditoria sociale e’ un mercato ben definito ed in costante crescita, che ha quindi bisogno di una piattaforma appositamente pensata per le esigenze e le dinamiche di questo mercato. A differenza di altri social network, che sono volti a migliorare il modo in cui scambiamo informazioni e manteniamo contatti con gente che gia’ si conosce (ad esempio gli amici), UnLtdWorld e’ pensato e creato specificatamente per generare valore per imprenditori impegnati nel social, ad esempio nell’aiutarli a scoprire contatti nuovi e rilevanti.

3) Credi possa essere proposto ed avere successo in Italia? Come vedi la situazione online italiana?

Credo che nel tempo anche in Italia emergera’ un mercato tra il privato e le onlus, dove imprese ed imprenditori vedranno opportunita’ sia nel generare profitto sia nell’avere un impatto positivo. Il modo tradizionale nel fare le cose ha mostrato i prorpi limiti, e con l’emergere di sempre piu’ opportunita’ nel sociale e nell’ambiente, credo che l’imprenditoria sociale sia una soluzione ed un’evoluzione naturale che risponde ad entrambe le esigenze – un sistema economico finanziario sostenibile e aziende che ragionano nel lungo periodo.

Credo che la situazione in Italia stia migliorando, ma spero di vedere sempre piu’ imprenditori che avranno il coraggio di provare e realizzare le tante idee creative che hanno. Cio’ che serve e’ una maggiore valorizzazione dell’imprenditoria, piu’ iniziative e riforme volte a supportare imprese nuovo e la figura dell’imprenditore, e una cultra che non vede il fallimento come dramma bensi’ come passo necessario per creare realta’ innovative.

4) Il settore immobiliare online e’ poco social. Che margini di miglioramento vedi in questo senso, e che cosa potrebbe fare secondo te Nestoria?

Io ho da poco cambiato casa, ed ho usato diversi siti immobiliari. La maggior parte aggregano informazioni suddivise in modo “classico” (prezzo, quartiere, numero stanze ecc…), e la sfida sembra essere per l’aggregazione del piu’ alto volume d’informazione possibile. Oltre all’elemento social, utile per catturare ad esempio l’esperienza di chi vive in un quartiere che stiamo esplorando, credo ci siano molte opportunita’ di crescita e d’innovazione nell’immobiliare – ad esempio ricerche iper-locali – per via, o per tipologia di casa o di quartiere, oppure nel mobile. Sarebbe utile ad esempio se uno potesse trovarsi in una zona dove interessa comprare, e un servizio che riporta case in vendita su quella via.

Grazie Alberto ancora una volta per il tuo tempo e i tuoi consigli.

Potete seguire Alberto su Twitter: @albertonardelli

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Le Interviste di Nestoria – Lance Johnson – Nokia Interactive Advertising

Per la nostra intervista di Maggio abbiamo il piacere di parlare con Lance Johnson, Global Head of Sales di Nokia Interactive Advertising. Nokia Interactive Advertising consente alle aziende di creare rapporti preziosi con gli oltre quattro miliardi di utenti mobile al mondo.

Spesso speaker a eventi del settore, Lance ha lavorato come consulente per numerose start-up prima di entrare in Nokia. In precedenza e’ stato GM del Mobile Media per Yahoo!. Orignario del Colorado, è stato Fulbright Scholar in economia a Friburgo, in Germania.

Lance, grazie per aver parlato con noi.

1. L’unico settore che la recessione economica non sembra aver intaccato è l’innovazione nel mobile. Gli ultimi anni hanno visto un incredibile sviluppo, da pesi massimi tradizionali come Nokia, ma anche nuovi arrivati come Apple e Google. Per quelli di noi non nel settore, puoi riassumere brevemente l’attuale stato di cose nel mondo mobile?

I servizi sono realmente ciò che guida l’innovazione nei servizi mobili per il momento, con i dispositivi top end, ma anche a basso e medio raggio. Nokia ha un 37% di quota di mercato a livello globale e stiamo davvero cercando di creare servizi e contenuti appiccicoso che i consumatori, come l’amore che ci aiuta a rafforzare la nostra connessione per il consumatore. Questo è il motivo per cui abbiamo lanciato Ovi, che comprende servizi come Nokia Maps integrati nel dispositivo.

Se i servizi sono ciò che guida l’innovazione, la pubblicità è quello che guida di ricavi. Sempre più consumatori vogliono servizi per nulla (o a poco prezzo), e hanno grandi aspettative. Collegandoci con i marchi, possiamo garantire contenuti di qualità per i consumatori attraverso un business model sostenibile, collegando brands e consumatori che potrebbero essere interessati ai loro prodotti.

Quello che mi sembra interessante per la pubblicità mobile e per la pubblicità digitale, in generale, è che le linee tra la pubblicità e il buon servizio si stanno “sfocando”. Quando una campagna pubblicitaria viene eseguita bene, può essere indistinguibile dalla comunicazione diretta con il cliente.

2. La pubblicità mobile è da tempo indicata come “the nex big thing”. Che effetto potra’ avere l’attuale clima economico? Quali sono alcune delle innovazioni che stai osservando (o addirittura sviluppando)?

L’industria pubblicitaria è senza dubbio in un anno difficile. La maggior parte degli analisti vede una contrazione nelle spese per la pubblicità a livelli di 15-25% per quest’anno. Il fatto che probabilmente i settori dell’interattivo e del mobile sono visti in crescita (anche se solo leggermente) testimonia la loro efficacia, e la crescente importanza del dispositivo mobile per il consumatore.

Una tecnologia che garantisca la rilevanza del marketing è fondamentale, non solo per migliori riscontri per le aziende, ma anche per il futuro della pubblicità. Viviamo in un mondo in cui il “rumore” da diversi media ha continuato a crescere. I media digitali possono invertire questa tendenza e mettere il consumatore in cabina di controllo. Se sei un’azienda che desidera mirare a una determinata fascia demografica, è necessario incontrare i consumatori sul loro territorio. La pubblicità mobile che utilizzi i dati geografici sarà molto interessante.

3. Qui a Nestoria amiamo tutto cio’ che e’ geografico. Nokia si e’ recentemente tuffata a capofitto nella mappatura con l’acquisizione di NAVTEQ, importante provider di dati georeferenziati. Allo stesso modo abbiamo visto i grandi players online indirizzare le loro attenzioni sul settore location-based (Google Latitude o Yahoo! FireEagle, per citare solo alcuni esempi). Perché sono tutti cosi’ interessati ai servizi geo-referenziati?

Nonostante i molti progressi che abbiamo fatto, in Nokia e come settore, crediamo fermamente che il mobile possa essere di gran lunga più utile. Sfruttando i dati basati sul comportamento passato, cosa piace ai tuoi amici, dove sei e dove sei stato, il dispositivo mobile diventerà ancora più utile ad anticipare le tue esigenze, a fornire servizi utili e, talvolta, brandizzare i messaggi per aiutarti sulla tua strada. Migliore la definizione degli obiettivi e dei risultati, più saranno i prezzi che gli inserzionisti saranno disposti a pagare. La location sarà la nostra attenzione principale nella seconda meta’ del 2009 e lavoreremo a sempre più stretto contatto con NAVTEQ.

4. Quali possibilità offre lo spazio mobile  per un motore di ricerca verticale come Nestoria?

Credo che sia un’opportunità per differenziare l’offerta e innovare. In regioni come Nord America e in Europa, la convergenza e’ molto importante. La penetrazione di PC e mobile sono estremamente alti. I consumatori usano servizi su telefoni cellulari e sui loro PC che dovrebbero offrire utili modi per collegare i due. Sia che si tratti di ricerca di una proprietà on-line su un PC e poi di passare al mobile o l’acquisizione di informazioni mentre in giro e poi rendere quelle informazioni utili, ci sono molte possibilita’ di utilizzo. Queste idee non sono più sulla carta. La convergenza sta arrivando e il motori di ricerca verticali di successo si avvarranno delle caratteristiche uniche del mobile.

Grazie Lance! Si profilano tempi interessanti. Per chi fosse interessato a tenere il passo di Lance e la prima linea dell’innovazione mobile innovazione, seguitelo, è @lancej su Twitter.

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Le Interviste di Nestoria – Ivan Vaghi e Lorenzo Grandi – Mikamai

Amici di Nestoria,

E’ l’inizio di un nuovo mese, e come al solito e’ momento per una nuova intervista. Questo mese vi presentiamo Ivan e Lorenzo, da Mikamai. Mikamai e’ una compagnia impegnata in “unconventional technology”: sono impegnati sui fronti del Social Web, tracking e consultancy, platform development e molto altro. Attivi nella comunita’ italiana, potete anche seguire i ragazzi di Mikamai sul loro blog.

Ivan, Lorenzo, grazie per aver trovato il tempo di parlare con noi.

1) Parliamo di Social Web: come mai secondo voi e’ cresciuto cosi’ tanto e cosi’ in fretta? E com’e’ la situazione in Italia?

Il social web è cresciuto in Italia con il classico ritardo che caratterizza il nostro paese in ambito tecnologico. La diffusione dei social network – e della nuova generazione di applicazioni web – è legata alla maggiore diffusione della banda larga che ha portato a un maggiore utilizzo di Internet. Il cambiamento non è solo quantitativo, ma oltre un certo punto diviene qualitativo. La diffusione della banda larga e l’introduzione dei flat fee hanno portato a un uso quotidiano e quasi inconsapevole della Rete. Alla quotidianizzazione è associato un incremento di quasi tutti i principali siti/servizi. La maggiore attenzione da parte dei media ha giocato un ruolo importante.

In Italia, Facebook ha sdoganato l’uso dei social media rendendoli ubiqui quanto l’email. Prima dell’estate del 2007 Facebook era conosciuto solo dagli early adopter. Ora abbiamo comici che in prima serata fanno gag sull’interpretazione del relationship status di Facebook e che cosa significhi “it’s complicated”. Per i nuovi utenti l’email è diventata quasi irrilevante e le persone si ritrovano dopo una festa navigando il network sociale dei propri amici.

Alcuni numeri: è stato rilevato che sono iscritti più del 40% degli internauti sopra i 15 anni, con un tasso di crescita nell’ultimo anno del 1000% (mille!). Inoltre quasi il 30% della popolazione italiana (non dei soli internauti) lo ha visitato almeno una volta.

Il mercato ci è cambiato sotto gli occhi nel giro di sei mesi e ora tutti sono convinti che Facebook sia la fine dei social network, come a suo tempo si pensava di MySpace.

Noi osserviamo che Twitter, con il solito ritardo sistemico rispetto ai paesi anglofoni, sta lentamente ma decisamente prendendo piede, probabilmente andando a sottrarre la funzione di life-streaming da Facebook. Facebook rimarrà come il punto di raccolta e contatto delle comunità fisiche di amici e famiglia con Twitter che andrà ad erodere quella quota di persone che sono interessate a seguire lo status degli altri in tempo reale.

2) Siete molto attivi sul fronte della community. So che vi siete conosciuti a diversi eventi. Quanto e’ importante per voi la community, sia online che offline?

Ivan: “Mikamai è stata fondata da tre persone: Giovanni Intini, Ivan Vaghi (aka Chiaroscuro nella comunità Rubyista) e Lorenzo Viscanti. Giovanni lavorava per una agenzia di sviluppo web, Medlar. Io lavoravo per una grande banca e Lorenzo per Wikio. Io e Giovanni lavoravamo spesso assieme a progetti open source sotto l’egida di Nimboo, un gruppo di sviluppatori fondato tempo prima con Bard (Massimiliano Mirra, creatore di Sameplace). L’aspetto di aggregazione offline di una community che si è conosciuta in rete è tuttora forte, dal momento che ogni mese partecipiamo e organizziamo eventi come Dorkbot, HackUp e Ruby Social Club. Posso dire che è stato fondamentale, dopo aver costruito la relazione online, incontrare dal vivo le persone. Prendere un treno, scomodarsi per andare a incontrarle, prendere una birra insieme al pub crea empatia, fiducia e coinvolgimento oltre al rispetto e alla conoscenza reciproca che già nasce online”.

Giovanni: “Abbiamo incontrato Lorenzo ad uno degli incontri di Netwo, e galvanizzati da un discorso di Marco Palombi, fondatore di Splinder, abbiamo deciso di provare a costruire la nostra azienda. Nei sei mesi successivi abbiamo passato un sacco di tempo fantasticando e decidendo ciò che volevamo fare. Poi Ivan e Lorenzo hanno lasciato i loro lavori e poco dopo siamo partiti. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un quarto cofondatore che ha fatto da incubatore, pagando per Mikamai il primo anno di affitto dei nostri uffici e dandoci i contatti iniziali per partire. Il resto è tanto duro lavoro e gente entusiasta che vuole lavorare con noi”.

3) Perche’ e’ cosi’ importante creare piattaforme dedicate al social web? Quali sono le necessita’ che, magari, non ci sono per un sito “tradizionale”?

L’interazione tra utenti determina la permanenza su una piattaforma. Dunque conviene puntare sulle possibilità di interazione più che sui contenuti, dal momento che è la permanenza degli utenti che permette un ritorno economico. Il contenuto è essenziale per attrarre e mantenere i primi partecipanti, poi si deve investire nella creazione di un’atmosfera che porti la gente a ritornare. I social network sono come locali. Troppo vuoti e nessuno entra. Troppo pieni e passano subito di moda.

Non è detto che tutti i siti tradizionali debbano avere un social network, ma se l’azienda è interessata a mantenere un dialogo con le persone, o perlomeno a sfruttare gli elementi di viralità delle conversazioni in rete, dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di interfacciarsi con i social network generalisti esistenti. Ogni tentativo di catturare a forza l’utente con lunghi form di registrazione azienda-centrici è destinato a fallire, in favore del fornire strumenti che possano facilitare la comunicazione immediata e quasi inconsapevole delle persone.

Esistono poi business che meritano invece un proprio social network separato e di nicchia. Può trattarsi del focus su una tecnologia esclusiva (network basati sul video come il nostro altomic.com) oppure di una user base già esistente che ha interesse a spostarsi online mantenendo le proprie relazioni, come nel caso di fiere e convegni, aumentandole grazie a strumenti sociali. Altre volte si tratta semplicemente di esclusività e privacy. Non è detto che tutti vogliano il livello di visibilità pubblica dato da Facebook o Twitter, ma richiedono comunque alcuni fondamentali strumenti dei social media.

4) Quali potrebbero essere le potenzialita’ “social” per il mercato immobiliare e per un motore di ricerca come Nestoria in particolare?

Non è poi difficile immaginare come un property finder possa individuare in tempo quasi reale le necessità di spostamento delle persone su Twitter. Una frase come “Hey, qualcuno sa di un monolocale in affitto a Milano?” può essere intercettata al volo. Altra questione il capire come trasformare questo in un lead senza un approccio invasivo nei confronti del potenziale cliente.

Più che potenzialità di comunicazione diretta ci interessano le modalità di geolocalizzazione, anche in relazione a servizi come Nestoria. Lo sviluppo del mobile, a partire dal capofila iPhone, permette di iniziare a lavorare su nuovi orizzonti – e molti di essi hanno scritto GPS sopra. Tutte queste potenziali novità possono poi essere sfruttate in ambito social. Informazioni su negozi, stile di vita, spesa media di una zona saranno disponibili a tutti. Sarà possibile quindi offrire servizi di aggregazione che funzioneranno come differenziatori nella scelta di un property finder.

Ivan, Lorenzo, grazie ancora per il vostro tempo e per le vostre analisi. In bocca al lupo e a presto!

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Le interviste di Nestoria – Andy Allan – OpenCycleMap

Altro mese altra corsa!

Abbiamo avuto il piacere tempo fa di parlare con Andy Allan, uno dei creatori di OpenCycleMap.org. OpenCycleMap (OCM) e’ un esempio di cos’e’ possibile realizzare grazie all’apertura di dati cartografici. OCM e’ basato su OpenStreetMap, ed e’ recentemente stato premiato dalla British Cartographic Society. Quando non e’ al lavoro su OCM, Andy e’ TechLead per CloudMade.

1. Che cos’e’ OpenCycleMap e come ti e’ venuta l’idea?

OpenCycleMap e’ una mappa online ‘customizzata’ per ciclisti, basata sui dati di OpenStreetmap. Evidenzia elementi d’interesse per i ciclisti, tra cui percorsi ciclabili, sterrati, negozi specializzati e parcheggi per biciclette – e naturalmente rilievi – riducendo allo stesso tempo elementi come autostrade che sono di scarso interesse. Ho mappato per OpenStreetMap per circa un anno prima di discutere quasi causalmente di mappe ‘customizzate’; ho continuato da li’, abbozzando OCM nel luglio del 2007, ad e’ un hobby che e’ cresciuto vertiginosamente da quella volta.

2. Quali sono le difficolta’ tecniche del progetto?

Le due difficolta’ principali sono state capire inizialmente come funziona il tutto – da database spaziali al processare i dati geografici alle regole di Mapnik – ed avere a che fare con un progetto a scala mondiale. La mappa all’inizio copriva solamente l’Inghilterra, ma e’ cresciuta continuamente a coprire l’Europa, e poi il mondo intero. Ma tutto questo natualmente richiede una quantita’ enorme di spazio sui dischi, specialmente per i dati sull’altitudine necessari per i profili e la colorazione dei rilievi, che tra l’altro ci mette molto a renderizzare ogni settimana, e la sua popolarita’ porta via molta banda. E come se cio’ non bastasse, gli 81 mila mappatori di OSM continuano ad aggiungere dati che devo gestire!

3. Qual e’ stata la reazione degli utenti?

Straordinariamente positiva. E’ sempre indicata come un esempio di che cosa sia possibile quando i dati geografici di OSM sono resi disponibili. Ma oltre ad essere graficamente differente da una mappa standard e’ anche molto utile per i ciclisti. La cosa migliore e’ il feedback da altri paesi, in Europa e nel restodel mondo, da gente che l’ha usata e trovata utile. Ma il lavoro non finisce mai, dato che la maggior parte delle mail finisce con una frase del tipo “Sarebbe anche fantastico se potesse anche…”

4. Cosa possiamo aspettarci nel 2009 da OCM e da altri lavori basati su OSM?

I miei piani per OCM sono molto semplici – lavorare sul miglioramento del rendering della mappa ancora di piu’, migliorare il dettaglio e semplificare la documentazione per invogliare ancora piu’ gente a contribuire. Ma sono ancora di piu’ eccitato dai progetti che nascono dalle mappe che creo – ho visto alcune anteprime di un pianificatore di viaggi che sta per essere rilasciato. Ci sono alcuni progetti a margine, tra cui mappe ciclistiche dedicate ai GPS Garmin e mappe con percorsi pedonali su cui sto lavorando, che spero possano essere d’aiuto per tutti a breve.

Per quanto riguarda OSM, credo che il 2009 vedra’ i progetti basati su OSM prendere il largo. Ho visto una crscita nel riconoscimento di OSM negli ultimi mesi, specialmente nelle comunita’ tech, e sempre piu’ gente sta contribuendo con applicazioni interessanti, specialmente per dispositivi mobili, che usano OSM di default. Qui a CloudMade lavoriamo su diverse API che renderanno ancora piu’ semplice sviluppare applicazioni, e sentirete ancora parlare di noi in questo 2009.

5. Abbiamo una versione OSM di Nestoria, e stavamo pensando di passare completamente ad OSM per quelle zone ben coperte come Berlino o il centro di Milano. Qual e’ il tuo consiglio?

Fatelo, assolutamente! Non sareste i primi, Flickr ha fatto cose simili per le sue mappe dove OSM e’ migliore del loro provider in diverse parti del mondo, tra cui Pechino ma anche Sydney. Chiunque si trovi nella vostra posizione dovrebbe considerare che cosa vogliono gli utenti dalla mappa – se e’ semplicemente per un’orientamento di massima allora non c’e’ molta differenza tra le varie mappe, se non epr la veste grafica. Ma quando sto cercando una nuova casa su Nestoria sono piu’ interessato a cose che OSM fa vedere, come dove siano i pub piu’ vicini o i supermarket, o se si trova nelle vicinanze di una zona industriale o spazi ampi con percorsi pedonali, e, per me, se c’e’ un parcheggio per biciclette vicino alla stazione!

Grazie Andy. Siamo daccordo con te sul fatto che chi cerca casa e’ interessato a contenuti locali pertinenti. Continueremo a sperimentare durante il 2009 per continuare ad essere in prima lineasul fronte dell’innovazione cartografica online. Per quelli di voi interessati ai progressi di OCM potete seguire Andy attraverso il suo blog (sempre che non sia in giro in bici). In Italia non e’ ancora al livello di altri Paesi, ci sonosolamente alcune tracce qua e la’. Per contribuire basta un GPS e visitare OpenCycleMap.org. E una bici magari.

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Le interviste di Nestoria – Carla Passino

Amici Nesteri,

Questo mese, per la nostra serie di interviste, abbiamo il piacere di parlare con Carla Passino. Carla e’ giornalista attiva su molti fronti, tra cui spiccano le collaborazioni con Country Life (recentemente anche partner di Nestoria UK) e Italy Magazine.

Carla, grazie per aver trovato il tempo per parlare con noi!

1) Le tue collaborazioni sono numerose e varie: da Italy Magazine a Horse&Hound, a Country Life. Curi anche un tuo blog personale. Impegni e argomenti molto diversi, media diversi. Come organizzi il tuo lavoro?

Argh! Come prova il ritardo nel rispondere alla tua email, la mia organizzazione lascia un po’ a desiderare. In generale, pero’, ho un enorme Excel spreadsheet in cui tengo conto di ogni articolo che devo scrivere con relativa scadenza. Questo mi permette di avere sempre davanti al naso le priorita’ e non bucare le scadenze. E se il tempo scarseggia, come spesso accade, il mio blog personale ne soffre un pochino perche’ e’ l’unica pubblicazione per cui lavoro in cui il caporedattore e’ al 100% comprensivo nei confronti del giornalista!

2) Cosa ti spinge a scrivere del mercato immobiliare (ma non solo) italiano per il pubblico inglese su Italy Magazine? A che tipo di audience ti rivolgi? Che feedback ricevi?

Sono finita nel giornalismo immobiliare per caso e ci sono rimasta per passione. La mia carriera e’ cominciata nel cosidetto ‘lifestyle’—moda, arredamento ma anche cucina per riviste femminili italiane e inglesi. Poi, agli albori di Internet, ho lavorato per Conde Nast online in Gran Bretagna, la case editrice che pubblica Vogue online e ho fatto parte del team che ha lanciato il Conde Nast Traveller online, passando cosi dalla moda ai viaggi. Ho fatto un’altra serie di passaggi intermedi poi, nel 1999, la rivista inglese Country Life mi ha offerto l’opportunita’ di guidare il proprio sito, Countrylife.co.uk. Country Life, che ha oltre 100 anni, e’ una strana bestia, un mix di ambiente, architettura, immobili e vita di campagna. Lavorando al sito e’ diventato subito chiaro che il mercato immobiliare era il piu’ grosso driver di traffico. Ovviamente ho iniziato ad interessarmene da vicino e sono stata ‘hooked’, presa all’amo. Mi sono appassionata.


Mi affascinano le case in vendita—durante tutti questi anni ho avuto la fortuna di vedere manieri antichi nel sud dell’Inghilterra, castelli fiabeschi in Francia, esotiche riad in Marocco—ma mi diverte anche analizzare i trend di mercato (forse un lascito della mia piuttosto inutilizzata laurea in economia).


Dopo aver avuto due bambini, ho scelto la vita freelance, e, vista la mia esperienza e le mie origini italiane, Italymag.co.uk e’ la testata perfetta per cui lavorare. Cultura italiana, viaggi e mercato immobiliare—che cosa potrei volere di meglio?
Gli utenti del sito sono un’altra buona ragione per scrivere su Italy. Sono (prevalentemente) Inglesi e Americani di elevato livello culturale ed estremamente appassionati di tutto cio’ che e’ Italia—al punto tale che spesso sono loro a portare alla mia attenzione eventi interessanti o piccole gemme nascoste da condividere con altri lettori. Molti cercano una seconda casa in Italia, e quasi tutti sognano di comprarne una un giorno—il che ovviamente rende l’aspetto immobiliare del mio lavoro ancora piu’ motivante.


In questo momento travagliato, diverse richieste che provengono dai lettori interessati a comprar casa in Italia hanno a che fare con i prezzi e le aree in cui acquistare per salvaguardare il proprio investimento nel tempo. Nonostante cio’ e nonostante la domanda straniera sia meno vivace che in passato, e’ confortante vedere quanto gli stranieri siano ancora interessati all’Italia. La percezione e’ che non sia solo un posto meraviglioso in cui vivere, ma anche uno in cui l’investimento immobiliare e’ relativamente sicuro.

3) Che trends prevedi per il mercato immobiliare online, specialmente quello italiano, nel breve e medio periodo?
Non c’e’ dubbio che Internet abbia rivoluzionato il mercato immobiliare. E’ diventato il punto di partenza per chi cerca casa perche’ permette di fare una prima selezione in modo esauriente e allo stesso tempo veloce. Ed e’ anche diventato uno strumento per ricercare informazioni, prendere conoscenza dei trend di mercato, verificare prezzi e valori—molti agenti immobiliari mi confermano che I compratori adesso sono molto piu’ informati che in passato proprio grazie ad Internet.
Credo che queste funzioni di facilitazione delle compravendite (e della vita degli acquirenti!) non possano che andare a crescere in futuro. Ovviamente, pero’, il mercato immobiliare al momento risente del difficile clima economico e dell’accesso limitato al credito e questo tanto su Internet quanto altrove. L’Italia e’ stata nettamente meno toccata di altri paesi—le compravendite si sono ridotte ma non crollate e i prezzi hanno sostanzialmente tenuto—ma ovviamente anche qui ci troviamo di fronte ad un rallentamento e questo ha un impatto sull’immobile online quanto offline.


E’ difficile fare previsioni in questo momento—credo che pochi, forse nessuno si aspettasse un tracollo dei mercati finanziari della portata che abbiamo visto dopo Settembre dello scorso anno e le ramificazioni di quanto e’ avvenuto, sia in termini di denaro disponibile che di fiducia dei consumatori, sono ancora in parte da capire. Pero’ voglio essere ottimista. C’e’ sicuramente un rinnovato interesse da parte di compratori che sperano di acquistare a prezzi vantaggiosi, forse piu’ all’estero che in Italia ma certamente anche nel nostro paese, e c’e’, soprattutto in Italia, molto meno all’estero, una fiducia di fondo nella casa come bene sicuro. Con l’arrivo di Obama alla presidenza degli Stati Uniti, che e’ un grande segnale di cambiamento, con una maggiore consapevolezza da parte dei governi della necessita’ di favorire il credito anche con misure impopolari e con una buona dose di realismo da parte dei venditori, soprattutto per quanto riguarda i prezzi, credo che il mattone possa ripartire. Mi aspetto che il 2009 sia un anno quieto ma non catastrofico—una speranza, forse, piu’ che una previsione.

4) Quali credi possano essere le sfide piu’ impegnative per un motore di ricerca come Nestoria a pochi mesi dal lancio nel mercato italiano?
Mi sembra che Nestoria abbia avuto una buona partenza, riuscendo, attraverso una serie di accordi, ad avere un numero sufficiente di immobili nel proprio database, che e’ spesso l’ostacolo piu’ grosso per i motori di ricerca immobiliare. C’e’ stato anche un processo, forse ancora in corso, ma certamente visibile, di adattamento alle necessita’ e alle logiche del mercato italiano. Per questo credo che adesso la sfida principale per Nestoria, al di la’ della congiuntura economica, che ovviamente tocca tutti coloro che lavorano nel settore, sia farsi davvero conoscere, diventare un sinonimo di ricerca immobiliare, il primo nome che viene in mente quando si cerca casa in Italia.

Carla, ancora grazie per aver condiviso le tue opinioni con noi. Certamente stiamo lavorando sodo per diventare il riferimento di cui tu parli, e speriamo di diventarlo ne futuro piu’ prossimo, pur consapevoli che la strada non sara’ facile, vista la competitivita’ del mercato immobiliare online italiano.

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Le Interviste di Nestoria – Federico Feroldi – Cloudify

Amici di Nestoria,

Iniziamo subito il nuovo anno nel migliore dei modi con un’intervista fresca fresca. Questo mese e’ con noi Federico Feroldi, fondatore di Cloudify. Federico ha esperienza di qualita’ e quantita’, dal ‘99 ha lavorato per grosse realta’ come Jumpy, Fastweb e Yahoo! Italia, dove e’ rimasto per 6 anni. Si sta ora concentrando sui sistemi di raccomandazione, sulle architetture scalabili ed il cloud computing. Da poco ha fondato Cloudify, il cui obiettivo è quello di assistere le aziende nell’integrazione delle loro infrastrutture IT con tecnologie di cloud computing.

Federico, grazie per aver trovato il tempo di parlare con noi.

1. Innanzitutto, che cos’e’ il cloud computing?

Una “cloud” è semplicemente un insieme di risorse di elaborazione e storage di dati che possono essere utilizzate a richiesta in base a specifiche necessità. Con “cloud computing” vengono identificate tutte le tecnologie che permettono di costruire applicazioni ed infrastrutture informatiche che fanno uso di queste risorse in modo dinamico, siano esse all’interno che all’esterno dell’azienda. Infine tramite le tecnologie di “cloud computing” è possibile creare delle vere e proprie centrali di elaborazione dati, minimizzando i costi di gestione dell’hardware e massimizzandone l’utilizzo grazie allo sfruttamento delle economie di scala.
La capillarità di Internet e l’affidabilità delle connessioni a banda larga che si sono diffuse in questi ultimi anni stanno rendendo concreta la possibilità di accedere alle risorse di elaborazione e di storage messe a disposizione dai fornitori di cloud, esattamente come, all’inizio del ventesimo secolo grazie alla creazione delle reti di distribuzione elettrica, le industrie smisero di produrre energia ed iniziarono ad acquistarla dai grandi produttori.

2. Che opportunita’ puo’ offrire a grosse aziende affermate e piccole startup come Nestoria?

In questo periodo di crisi economica ogni tipologia di azienda si trova nella necessità di dover ottimizzare i costi superflui, cercando di massimizzare l’utilizzo delle proprie risorse ed eliminando gli sprechi dov’e’ possibile farlo.
Le tecnologie di cloud computing permettono di eliminare i costi fissi di manutenzione di un data center, utilizzando la capacità di elaborazione e storage della “cloud” in modo assolutamente flessibile in base alle esigenze del momento.
Un caso tipico è quello di una media o piccola azienda nel mercato dell’e-commerce che normalmente dovrebbe acquistare e gestire una quantità di server e di storage che le permetta di affrontare i periodi di picco di utilizzo come il Natale, per poi utilizzarne solo una frazione durante il resto dell’anno. Grazie alla flessibilità del cloud computing la stessa azienda potrebbe pianificare la propria infrastruttura per gestire le richieste nei periodi non di picco per poi aggiungere capacità di elaborazione quando necessario, pagando solo per l’utilizzo effettivo delle risorse.
Il vantaggio per le piccole startup è ancora più evidente se si pensa alle difficoltà di acquisire i finanziamenti necessari all’approvigionamento dell’hardware utilizzato per l’erogazione di un nuovo servizio. Grazie alla flessibilità del cloud computing le piccole startup possono sperimentare ed acquisire capacità di elaborazione in modo espremamente flessibile e scalabile senza praticamente nessun costo iniziale.

3. Cosa ti ha spinto a fondare la tua compagnia? E come mai in questo momento?

Inanzitutto creare una mia attività è sempre stato un sogno, un pensiero che mi ha accompagnato da quando ho iniziato a lavorare nel mondo del web. Inoltre le esperienze acquisite in questi ultimi anni all’interno di grosse aziende come Yahoo! mi hanno trasferito un po’ di quello spirito tipico della Silicon Valley che mi ha spinto a decidere di dare finalmente realtà a questo sogno.
Sono inoltre convinto che questo particolare periodo di crisi economica sia una grossa opportunità per chi vuole mettersi in proprio e creare un’attività. La necessità di ottimizzare i costi aziendali e di massimizzare i profitti darà una grande spinta all’utilizzo di tecnologie di cloud computing e di business intelligence, nonchè all’abbandono di software basati su licenze in favore dell’utilizzo di servizi on demand “a consumo” creando così moltissime opportunità di sviluppo e innovazione.
Infine, forse l’unico aspetto positivo dei numerosi licenziamenti avvenuti nelle società tecnologiche della Silicon Valley è stata la grande quantità di persone ricche di professionalità che ora sono in cerca di nuove opportunità da cogliere rendendo così più facile il recruiting di risorse valide per sviluppare nuovi servizi.

4. Cosa pensi possa fare Nestoria per affrontare al meglio il competitivo mercato immobiliare italiano, specialmente in questo momento di incertezza?

In Italia quando si parla di immobili si parla quasi sempre di mutui e di banche e su questo argomento c’è tantissima disinformazione, soprattutto tra i giovani.
Un servizio che sia in grado di integrare tutti i passi necessari per cercare ed acquistare una casa in base alle proprie esigenze e gestire tutti i servizi ad essa legati come acqua, gas e broadband sarebbe secondo me un salto di qualità enorme rispetto al panorama odierno in questo settore.

Federico, ancora grazie per la tua disponibilita’ e per aver condiviso con noi le tue considerazioni, di cui faremo sicuramente tesoro. Ti facciamo un grosso in bocca al lupo!

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